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Convenscion

Pubblicato: 10 dicembre 2009 in guardate, PD sta anche per...
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13 ottobre 2009

Da D’Antoni ai Ramones. Passando per Che Guevara, la Melandri e gli U2.

Non è una canzone di Jovanotti ma la convenzione Nazionale del PD che si è tenuta domenica a Roma, per ratificare il risultato dei congressi locali ed aprire la strada alle primarie del 25 ottobre.

Io mi aspettavo il congresso, come quello di una volta, nel quale si discuteva a lungo, che durava tre giorni in un bell’albergo del centro di Roma, con gli interventi di tutti i big, con le deleghe in aria per votare e con i militanti di tutt’Italia incazzati, commossi, adoranti.

No, ora c’è la convention, all’americana – residui di veltronismo – che dice soltanto sì in una mattinata. O convenscion, come dicono i napoletani, che qui sono tanti, più di tutti i voti del Pd in Campania.

Si comincia con D’Antoni che parcheggia davanti a noi una sfigatissima Polo verde (la macchina) con il cartello Euro4 scritto a mano e l’autista che sfiora subito l’incidente all’ingresso. D’Antoni, tanto per ricordare con chi ci si trova a condividere il Partito, fu segretario della CISL negli anni ’90, fondò un partitino con Zecchino e Andreotti dando una mano a Berlusconi a vincere nel 2001, passò poi all’Udc con Follini prima di approdare alla Margherita nel 2004. Tanto per dire.

I giornalisti accalcati davanti all’ingresso dell’hotel aeroportuale di Fiumicino scelto per l’assemblea – e che scelta, è un casermone! – sono molti, ma microfoni e telecamere li dedicano tutti ai giovani per Marino. Clichè.

Anche la giornalista di Repubblica, che in più è bona.

Giornali in giro, Il fatto (il mio) che titola “Cercasi Leader”, Europa, ma non conta perché la distribuiscono gratis, Repubblica, tanta, l’Unità, in mano a qualche vecchio militante emiliano.

Scaltri notabili democristiani, giovani estremisti ma un po’ emozionati, militanti di tutte le età e regioni, un quarantenne in giacca e cravatta ma con la barba lunga che fa tanto sinistra. Clichè.

Il caffè costa due euro ma la fila è lunga ed i cameramen quando passa il vip di turno travolgono tutto, sedie, tavoli, delegati in attesa del preziosissimo badge per entrare. Passa la Melandri, la più bella, la Turco, la più intelligente, la Concia, la meno donna, Realacci che sembra la Bindi e la Bindi, più bella che intelligente, come dice il capo.

La musica in sala è lounge, la luce è soft, l’atmosfera è trendy e le donne chic: pieno veltronismo.

La delegata dietro a me è più tirata di un freno in discesa, c’ha cinquant’anni ma ne dimostra venticinque. Aggiungere che fa di tutto per far vedere che non capisce un cazzo mi pare superfluo.

Barenghi si aggira per la sala anche quando sono già tutti seduti e dopo l’inno, l’applauso, la standing ovation e qualche altra celebrazione che all’italianijepiacetanto si spazientisce in maniera palese quando la Finocchiaro fa alzare la sala per il minuto di silenzio per le vittime di Messina. Dagli torto.

Bersani parla di asili nido, cooperative, piccole imprese, subordinati, scalda poco ma riceve applausi nei passaggi più difficili e tecnici, segno che la platea è attenta e sveglia. Poi, ovviamente, le tv faranno vedere soltanto il momento in cui parla delle alleanze. Clichè.

Franceschini senza giacca sembra Riotta, viene accolto con cori “Dario Dario”, i suoi militanti sono in minoranza ma fanno più casino di tutti, applaudendo e battendo i piedi di continuo: poi Dario, va detto, parla bene, ci sa fare, attacca Berlusconi ed è normale che si prenda più applausi di tutti. Ma politica, passione, strategia nei “Bravo” da stadio non ce ne sono. Applaudo anch’io fino a un certo punto, poi caffè e cornetto me li merito.

Rientro che l’atmosfera da curva non è ancora svanita, quando sale sul palco Marino, il più ingessato dei tre, visto che non basta togliere giacca e cravatta e presentarsi in pullover per risultare informali.

Cita Che Guevara, nel brusio sbigottito e divertito della sala, Kennedy, il cardinale Martini, Giddens, Gianni Minà, Luther Blisset, Diabolik, Simona Ventura e Topo Gigio. Però non è male.

Votiamo un paio di cose a caso, poi la Finocchiaro annuncia che nella sala accanto viene servito il pranzo; indugio un attimo, esco dopo dieci minuti e non mi fanno entrare perchè la sala è già piena, “non ci aspettavamo tutta questa gente”.

Si chiude con Beautiful Day (veltronismo finale) e con, a sorpresa, What a wonderful world di Joey Ramone: il partito ha un’anima, ed è molto rock, posso tornare a casa contento.

Convenscion

Da D’Antoni ai Ramones. Passando per Che Guevara, la Melandri e gli U2.

Non è una canzone di Jovanotti ma la convenzione Nazionale del PD che si è tenuta domenica a Roma, per ratificare il risultato dei congressi locali ed aprire la strada alle primarie del 25 ottobre.

Io mi aspettavo il congresso, come quello di una volta, nel quale si discuteva a lungo, che durava tre giorni in un bell’albergo del centro di Roma, con gli interventi di tutti i big, con le deleghe in aria per votare e con i militanti di tutt’Italia incazzati, commossi, adoranti.

No, ora c’è la convention, all’americana – residui di veltronismo – che dice soltanto sì in una mattinata. O convenscion, come dicono i napoletani, che qui sono tanti, più di tutti i voti del Pd in Campania.

Si comincia con D’Antoni che parcheggia davanti a noi una sfigatissima Polo verde (la macchina) con il cartello Euro4 scritto a mano e l’autista che sfiora subito l’incidente all’ingresso. D’Antoni, tanto per ricordare con chi ci si trova a condividere il Partito, fu segretario della CISL negli anni ’90, fondò un partitino con Zecchino e Andreotti dando una mano a Berlusconi a vincere nel 2001, passò poi all’Udc con Follini prima di approdare alla Margherita nel 2004. Tanto per dire.

I giornalisti accalcati davanti all’ingresso dell’hotel aeroportuale di Fiumicino scelto per l’assemblea – e che scelta, è un casermone! – sono molti, ma microfoni e telecamere li dedicano tutti ai giovani per Marino. Clichè.

Anche la giornalista di Repubblica, che in più è bona.

Giornali in giro, Il fatto (il mio) che titola “Cercasi Leader”, Europa, ma non conta perché la distribuiscono gratis, Repubblica, tanta, l’Unità, in mano a qualche vecchio militante emiliano.

Scaltri notabili democristiani, giovani estremisti ma un po’ emozionati, militanti di tutte le età e regioni, un quarantenne in giacca e cravatta ma con la barba lunga che fa tanto sinistra. Clichè.

Il caffè costa due euro ma la fila è lunga ed i cameramen quando passa il vip di turno travolgono tutto, sedie, tavoli, delegati in attesa del preziosissimo badge per entrare. Passa la Melandri, la più bella, la Turco, la più intelligente, la Concia, la meno donna, Realacci che sembra la Bindi e la Bindi, più bella che intelligente, come dice il capo.

La musica in sala è lounge, la luce è soft, l’atmosfera è trendy e le donne chic: pieno veltronismo.

La delegata dietro a me è più tirata di un freno in discesa, c’ha cinquant’anni ma ne dimostra venticinque. Aggiungere che fa di tutto per far vedere che non capisce un cazzo mi pare superfluo.

Barenghi si aggira per la sala anche quando sono già tutti seduti e dopo l’inno, l’applauso, la standing ovation e qualche altra celebrazione che all’italianijepiacetanto si spazientisce in maniera palese quando la Finocchiaro fa alzare la sala per il minuto di silenzio per le vittime di Messina. Dagli torto.

Bersani parla di asili nido, cooperative, piccole imprese, subordinati, scalda poco ma riceve applausi nei passaggi più difficili e tecnici, segno che la platea è attenta e sveglia. Poi, ovviamente, le tv faranno vedere soltanto il momento in cui parla delle alleanze. Clichè.

Franceschini senza giacca sembra Riotta, viene accolto con cori “Dario Dario”, i suoi militanti sono in minoranza ma fanno più casino di tutti, applaudendo e battendo i piedi di continuo: poi Dario, va detto, parla bene, ci sa fare, attacca Berlusconi ed è normale che si prenda più applausi di tutti. Ma politica, passione, strategia nei “Bravo” da stadio non ce ne sono. Applaudo anch’io fino a un certo punto, poi caffè e cornetto me li merito.

Rientro che l’atmosfera da curva non è ancora svanita, quando sale sul palco Marino, il più ingessato dei tre, visto che non basta togliere giacca e cravatta e presentarsi in pullover per risultare informali.

Cita Che Guevara, nel brusio sbigottito e divertito della sala, Kennedy, il cardinale Martini, Giddens, Gianni Minà, Luther Blisset, Diabolik, Simona Ventura e Topo Gigio. Però non è male.

Votiamo un paio di cose a caso, poi la Finocchiaro annuncia che nella sala accanto viene servito il pranzo; indugio un attimo, esco dopo dieci minuti e non mi fanno entrare perchè la sala è già piena, “non ci aspettavamo tutta questa gente”.

Si chiude con Beautiful Day (veltronismo finale) e con, a sorpresa, What a wonderful world di Joey Ramone: il partito ha un’anima, ed è molto rock, posso tornare a casa contento.

10 luglio 2008

Momenti salienti della tre giorni a Bruxelles:

Giovanninooooooo

I terroni che scopavano selvaggiamente alle 7 di sera nella stanza di fronte alla mia mentre tentavo di aprire la porta

Cornetto e caffè a 6,20 € alla Grand Place

La fuga dal pub ballando

Il ballo degli “spermatozoi” in piazza

Il grafico del PD che m’ha detto che sono un personaggio da film di Pieraccioni

La consigliera bionda del PD di Casale

Il viaggio, le cene, i pranzi, le colazioni e i pernottamenti scroccati

Il secondo oggetto smarrito al Parlamento Europeo

Martin Schultz che “bacchetta” quello dell’Alde

Gregorio pariolinooo

Marisol e la sua festa di compleanno

“Piacere Cristina” – “Piacere dormo in piedi!”

Il negozio Episode

La RED Beer

Ringraziamento a tutto il gruppo, in particolare ai ternani e alle mie due accompagnatrici Chiara&Alice!!!

11 aprile 2008

Siamo davvero agli ultimi fuochi: Veltroni chiude il giro delle Province, 110 tappe in tutta Italia. Un record
Berlusconi chiude il giro delle smentite, 110 in tutta la campagna elettorale, anche questo un record.
Ha smentito tutto e tutti, sè stesso, alleati, moglie, figli, ex-stallieri.
L’ultima però è da oscar: Mangano è un eroe. Senza smentita stavolta.
Senza farla troppo lunga, Mangano è l’ex-stalliere di Arcore, che Berlusconi si portò a casa negli anni ’70 dalla Sicilia, non riuscendone a trovare uno migliore in Lombardia.
In realtà era un boss mafioso pluricondannato che a Milano aveva buoni affari, amico di Dell’Utri, quest’ultimo poi condannato per associazione mafiosa: riforniva di denaro mafioso l’economia milanese (e a quel tempo uno che a Milano aveva bisogno di soldi era…)
Insomma: quest’uomo, che si appresta a tornare al Governo ha detto che un mafioso è un eroe. Non chi combatte la mafia, non i giudici, non Falcone e Borsellino, Mangano è un eroe.
Un messaggio ben preciso a chi deve votare, e a chi sposta certi voti. Veltroni ha detto che non li vuole i voti mafiosi, qualcun’altro è subito pronto a prenderseli.
Vogliamo aprirli gli occhi?
Sono davvero tutti uguali?
Ancora esiste Veltrusconi?

02 aprile 2008

Ci stiamo abituando a tornare ad essere la Repubblica delle Banane, e almeno ricominciamo a divertirci un po’.
Grazie al Berlusca, che ricomincia a far ridere come quando dava del kapò ad un socialista tedesco, faceva le corna nelle foto ufficiali, o si metteva la bandana per coprire il trapianto.
Ieri in tv si è presentato con un cuscino sulla sedia per sembrare un pochino più alto. La sinistra ha messo il Paese in ginocchio, in qualche modo dovrò pur rialzarmi, CRIBBIO!!
Ieri è andato in onda il duello a distanza, non uno di fronte ma uno dopo l’altro (come dal dentista, anche questa l’ha detta il Gran Nano).
Di più non ci possiamo permettere, non siamo mica un Paese normale.
Tanto per gradire il Berl ha detto in pratica che i precari non esistono, e che lui “non sente la precarietà come un dramma”. Lui.
Nel frattempo è stato ripristinato il video di I’M PD che era stato eliminato da Youtube a causa di una questione di diritti.
Trovato l’accordo con i Village People: l’indiano e il poliziotto saranno candidati in posizioni sicure, uno alla Camera e uno al Senato, al posto di Follini e Rosi Bindi, che andranno a vestire i loro panni.
In mattinata avevano minacciato di uscire dalla coalizione, perchè gli era stato promesso anche un posto per il cowboy.
Per lui sembra sia pronto un ruolo da sottosegretario ai trasporti.

TheVillagePeople