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Ogni elemento di Bologna non sembra lì a caso.

Tutto ricorda, compone, identifica.

L’orologio è sempre fermo alle 10.25. Ogni giorno Bologna ricorda, ogni anno immancabilmente, manifesta il suo sdegno contro chi ancora nasconde le verità.

Sui muri sono ancora ben visibili le R per i rifugi antiaerei in tempo di guerra.

A Bologna gli autobus sono rossi, le fermate sono rosse, le panchine sono rosse, le bacheche sono rosse.

Se qualcuno dovesse dimenticare, c’è un bellissimo negozietto che vende stampe pubblicitarie anni ’30, tempi di belle donne in manifesti per campari, brillantine, saponi, insieme alla propaganda post bellica, quella feroce dei carri armati, della “mamma che vota Dc” e del faccione di Garibaldi.

Se c’è una coscienza civile, una memoria collettiva di quanto è stato, passa di sicuro per Bologna.

Bologna sprizza socialismo da tutti i pori.

Bologna la grassa, la dotta, la rossa. Bologna del sindaco Dozza, Bologna del socialismo umano e produttivo, il libero comune riformista già quarant’anni fa. Se un altro mondo c’è stato, se in un momento il sogno è stato possibile, è stato a Bologna.

Oggi a Bologna la Lega è al 6% e prende voti in molte zone residenziali, sui colli, ci sono quartieri-casermoni per gli immigrati ai margini della città e i cittadini, abituati più che bene, si lamentano di quello che chiamano “degrado”.

Ma Bologna resta la città degli asili nido, dei servizi pubblici per tutti, dei parchi, di un’Università libera, efficiente, egualitaria, una città con una qualità della vita da paesino e con servizi da metropoli, che mescola passato, presente e futuro in una piazza bellissima, sempre piena, sempre aperta.

Idillio? Forse sì. Anche a Bologna le ragazze portano la kefiah per moda, McDonalds è a due passi da Via Stalingrado, in centro ci sono strisce blu a 2 € all’ora e il Caffè è Segafredo in quasi tutti i bar.

O forse no, forse anche questi sono soltanto i segni della peggiore modernità che ha violato Bologna senza trasfigurarla del tutto, un piccolo pedaggio per mantenere la propria purezza.

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28 ottobre 2008
Stanno provando a spostare l’attenzione su altro, sugli sprechi nelle università, sui corsi inutili da abolire, sui baroni, sul diritto allo studio di chi non vuole protestare.
Kazzate!
La riforma Gelmini non combatte nulla di tutto ciò, la riforma Gelmini non è una riforma, è un compitino ben scritto di tre pagine per togliere risorse all’istruzione, quella di tutti.
E’ tutto vero. E lui l’ha già fatto.
AGGIORNAMENTO: NON SI FA IN TEMPO A PENSAR MALE CHE CI SI AZZECCA SUBITO!
COME E’ POSSIBILE ARRIVARE ARMATI DI SPRANGHE, MAZZE E BASTONI VARI DAVANTI AL SENATO, SE NON C’E’ QUALCUNO CHE TI COPRE???