I brufoli di Cassano

18 Dicembre 1999, Bari-Inter 2-1

Quando l’unico scudetto dell’Inter l’hai visto in prima elementare, ai tempi in cui per il sorriso di una bambina potevi fare a gara di corsa sulla distanza “cortile della scuola” con il più ciccione della classe, e di anni ora ne hai 17, cominci a pensare che non c’è più speranza. E cominci a pensare che sarebbe ora di dedicarsi anche a qualcos’altro, tipo le ragazze, e dell’Inter potrebbe cominciare anche a fregartene un po’ meno.
Potrebbe, perchè proprio quest’estate, 1999-2000 (a 17 anni gli anni non cominciano a gennaio, ma a agosto, quando comincia il campionato, e si contano a stagioni calcistiche) è arrivato il bomber da 90 miliardi di lire, Vieri, che l’annuncio al Tg1 della Busi ancora me lo ricordo, insieme all’allenatore più odiato, Lippi, quello che viene dalla Juve. Funziona che una possibilità all’allenatore juventino sei disposto a dargliela, perchè vince sempre, e va a finire che l’unica volta in cui perde è proprio quest’anno qui.
Ah, e contro la Slovacchia.

E’ l’anno dell’Inter“, dicono gli amici juventini prendendoti per il culo, e “vabè troppo facile, avete comprato tutti i giocatori“, o anche “certo con tutto quello che spende Moratti“. Mi rode ammettere che è così, ma poi che mi frega, “mica so soldi miei“, ribatto io, “e allora la Fiat e quello che spende Agnelli“, che così fai vedere che sei comunista anche quando parli di calcio.
L’Inter quell’anno parte fortissimo, e va subito in testa. Poi piano piano si ammoscia, ridiventa la solita Inter di quegli anni, arriva a dicembre che ha già perso contro Juve e Milan, insomma mezzo campionato buttato.

E si presenta una partita facile facile: Bari-Inter, 18 dicembre 1999.
Facile facile, perchè il Bari non ha attaccanti da poter schierare quel giorno, è senza Masinga, Osmanovsky e Spinesi, buoni come quinta o sesta punta al fantacalcio, anche terza per i più temerari. E fa giocare due sconosciuti, due minorenni. Uno è la faccia dello sfruttamento del terzo mondo formato calcio, si chiama Ennynaya, non ha mai visto il campo, non ha mai visto il pallone. Un altro è un giovane del vivaio, tale Antonio Cassano, di cui parlano tutti bene, ma ha l’età mia, è pieno di brufoli, che vuoi che fa.
E giù prese per il culo, perchè l’interista sa che l’Inter di fine novecento è proprio in giornate facili facili come queste che sa suicidarsi. E lo sa anche lo juventino, che è geneticamente bastardo e già se la ride.

Dopo 6 minuti quello di colore (perchè sei comunista e non dici negro) dal nome impronunciabile dimostra che il pallone non sa davvero cos’è, e si permette di tirare in porta da 30 metri a Peruzzi sperando di fare gol. E fa gol.
Poi pareggia Vieri, e allora è fatta, vinciamo.
Fino a tre minuti dalla fine, quando ancora spero di vincere, sudato come un adolescente in piena pubertà schiacciato nel sottoscala di un bar triste.


“Io mi pensavo che non segnavo”

Il diciassettenne, non quello davanti alla tv, che sono io, ma quello in campo, che è Cassano, a un certo punto vede un pallone lanciato da dietro. E’ giovane e sfacciato, sa che davanti ha l’Inter, la squadra che mezza Italia prende per il culo, e con l’irriverenza della gioventù e la cattiveria di chi viene dalla strada, pensa bene di corrersi 40 metri palla al piede dopo aver stoppato di tacco, che se lo facevo io anche solo una volta per sbaglio alla tedesca sotto casa lo raccontavo tre settimane. Insomma quel brufoloso mingherlino terrone che nemmeno parla italiano (diranno così nel postpartita i tifosi interisti del bar, mica io, che so sempre comunista anche se mi gira il cazzo), arriva fino in area, che accontentati e spara in tribuna no, tanto sei già un eroe. E invece quando è lì che fa, aspetta Blanc e Panucci (…), dopo averli già surclassati sullo scatto, e li umilia definitivamente che quei due bamboccioni vanno anche a sbattere l’uno contro l’altro, mentre il ragazzino sta già esultando sotto la curva, insieme alla madre e agli amici Nicola “O scippatore” e Michele detto “O vibrione”, venditore di pesce.

Quel giorno nasce un campione. Quel giorno, decisi di lasciare stare un po’ l’Inter e dedicarmi al qualcos’altro di cui sopra. Con risultati appena migliori.

commenti
  1. nicola ha detto:

    Eh eh eh, questa me l hai detta in anteprima… 😉

  2. Roberto ha detto:

    Confermo, ma siccome l’Inter è sempre fantastica, quella sera è riuscito a scoprire una stella anche quella sera, certo giocava con gli altri, però…

    PS: Enninaya ora gioca in Eccellenza…

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