Archivio per la categoria ‘Oggi me la prendo con’

Salut a soreta

Pubblicato: 12 novembre 2011 in Oggi me la prendo con

C’ero a guardare quelli che gli urlavano di vergognarsi. Defilato, ho fatto un passo indietro anch’io, per guardare più loro che lui.
C’era il poliziotto che fino all’ultimo lo difendeva anche se “no ma io non l’ho votato eh”, e c’era un buffo omino con degli strani occhialetti, accaldato e incazzato. Il primo guadagna poco più di mille euro, il secondo, apparentemente, molto di più. “E’ vero però, i ristoranti sono pieni… la crisi ancora non c’è”, abbozzava il poliziotto. “Sì, sono pieni di loro e delle loro zoccole!”, rispondeva l’omino. Uno dei dilemmi senza risposta lasciati dal berlusconismo consiste proprio in questo: come le classi di riferimento di destra e sinistra si siano completamente mescolate, se non invertite, e come mai oggi alla sua caduta brindino gli industriali e piangano le donne delle pulizie.

Non siamo in piazzale Loreto, momento alto di sfogo e di liberazione di un popolo non formidabile in reazioni ma finalmente liberato dall’oppressione. Qui non c’è nessun dittatore appeso e vilipeso dalla folla.
Non siamo nemmeno davanti all’Hotel Raphael, che pure si trova qui dietro a pochi metri, ma in realtà è distante anni luce: non c’è un politico corrotto a cui tirare monetine, non c’è un popolo che si riscuote e con violenza e coscienza trova un colpevole e lo travolge.
C’è solo l’uomo politico più influente degli ultimi vent’anni (altro…)

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Italians die better

Pubblicato: 8 novembre 2011 in Oggi me la prendo con

Quanto si vive bene in Italia.
E quanto si muore bene in Italia.

In Italia puoi morire annegato vivendo in un seminterrato. O anche annegato per strada, se ti trovi lì al momento giusto.
Muori perchè la tua casa è sotto il livello del fiume, e il fiume quando si riempie e decide di uscire non sta tanto a pensare a chi c’è. Muori perchè vengono giù muri pericolanti, perchè franano le strade, perchè crollano le dighe costruite male. Oddio, a volte nemmeno serve una vera alluvione, bastano un paio d’ore di pioggia, i tombini che non vengono mai puliti e le strade che si allagano subito. Si muore anche per questo in Italia.
Certo, se nel letto del fiume ci costruisci le case è un po’ più facile morire, ma in Italia succede anche questo.
Però so disgrazie, perchè più di tutto in Italia si muore a lavoro. Magari in un edificio pericolante, lavorando a 4 euro l’ora.
O cadendo da un’impalcatura non a norma, in un cantiere non a norma. In un’acciaieria, in un porto, a volte perfino in un supermercato. Insomma, se ti piace morire a lavoro, in Italia sai come fare. Certo, devi essere un operaio, perchè se sei un imprenditore al massimo ti puoi suicidare, ma dovresti avere dignità e fegato, sì in Italia succede anche questo ma la procedura è complessa.
Se non hai fretta ma vuoi un risultato certo, puoi scegliere l’eternit. Quella polvere bianca che ha fatto ricco il tuo paesino non si attacca solo ai muri, ma anche ai polmoni, e non li lascia più.
Ma se la tua passione è studiare ci sono tanti modi per morire anche sui libri: (altro…)

Equa Italia

Pubblicato: 17 luglio 2011 in Oggi me la prendo con
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lo scontrino questo sconosciuto

Ma sì dobbiamo aprirci, devi essere più moderno. Non possiamo sempre essere il partito delle tasse.
Anche gli autonomi, i liberi professionisti, le piccole imprese hanno le loro ragioni. E anche loro sono strozzati dalla crisi, che alla fin fine non l’hanno mica creata loro. Non ce la fanno più con le spese, le tasse, in fin dei conti le piccole imprese sono famiglie, qualche dipendente, tutta gente onesta, che lavora. I commercianti non sono i veri nemici, è gente come noi.
Ma lo sai che Equitalia li sta portando alla rovina? Gli hanno sequestrato le macchine, la casa, tutto per debiti e tasse non pagate di poco conto. Con gli interessi debiti di mille euro diventano tremila in un mese, ci sono in giro cartelle impazzite, questi non ce la fanno più, così non è giusto. Questa gente va difesa.

Poi è venuto l’idraulico. (altro…)

Scamarcio in copertina su Sette. “Non sono un bad boy”. Originale. Non “Ammazza quanto so figo” o “Guardatemi, sono figo”. No, “Non sono un bad boy”.
Mica è cattivo Scamarcio. Al massimo fa piangere quando recita, fa film di merda, c’ha la faccia da pesce lesso e l’espressività di un panino andato a male. Ma non è cattivo.
Anzi adesso si è dato ai film impegnati. Da Moccia ai film impegnati, questo passa il cinema italiano.
Il grande sogno, indigesto polpettone nel quale sono tutti fighi, poliziotti e sessantottini, e gli attori fighi si scambiano sguardi intensi e fighi da soap opera del pomeriggio. E La prima linea, nel quale non recita, sussurra. E tu non capisci quello che dice e pensi che sei sordo, che la tv è rotta o che devi smettere di guardare film su Megavideo. Invece è Scamarcio che parla proprio così.

La scrittrice che lo intervista, Camilla Baresani, ci tiene subito a dire che Scamarcio è figo, ma proprio figo, e anzi che non se lo ricordava così figo, si inventa addirittura “l’effetto Scamarcio” (altro…)

il capo non dorme, pensa

Antonio ha tanti dubbi: “Chi glielo va a dire a quelle 3500 persone che mi hanno votato che sono stato comprato?” – diceva solo due mesi fa. Respinta ogni offerta, niente da fare con lui. Onesto. Incorruttibile.
Ora qualcosa da dire l’avrà trovata. Una vita da operaio emigrato in Svizzera. Un mutuo, una casa appena comprata in Italia, una moglie che per i suoi problemi di partito si è pure ammalata. Tiene famiglia Antonio, le 3500 famiglie capiranno.
Tiene famiglia pure Domenico: la moglie si è precipitata dalla Sicilia a chiedergli cosa stesse facendo appena si è saputo che lui era uno dei “traditori”. E’ un esperto di agopuntura e si lamenta che Antonio, il capo del suo partito, non lo ha mai aiutato a portare avanti le sue battaglie sulla naturopatia, interessato com’era a fare l’opposizione unica. Per ora Domenico ci pensa, intanto si fa compagnia con Massimo e Bruno.
Sono tre, stanno insieme, ma hanno tre idee diverse. Massimo è il padrone dell’800, grasso e cattivo con gli operai, con la cintura larga, il sigaro e i riccioletti che non ispirano fiducia. Due anni fa Walter ci aveva convinto che era buono, che bisognava superare la lotta padroni-operai: per non sbagliare scelse i padroni e ne portò uno in Parlamento. Che ora è pronto anche lui a sostenere Silvio, visto che quando si era candidato a sinistra il padre non gli rivolgeva nemmeno più la parola. Cosa non si farebbe per il papà.
Bruno invece non ha dubbi: è con Silvio, “un grande uomo politico della modernità”.
Paolo non sa che fare. Lui Silvio lo amava tempo fa. Poi ha iniziato a lamentarsi delle frequentazioni, delle donnine, della vita privata, a parlare di mignottocrazia. Ma alla fine una mano la darà anche lui, ma non lo fa certo per la famiglia e per i figli, anzi fosse per loro…
Giampiero era con Silvio, poi con Gianfranco, poi con Silvio. Silvano era con Silvio, poi con Gianfranco, ora ci ripensa: lui è colomba, porta la pace, vola alto.
Anche Karl e Siegried alla fine una mano la daranno. Accontentati con gli stambecchi, che a loro stanno molto a cuore, anche loro faranno il loro dovere dalle montagne sudtirolesi.
Giulia e Giulia sono incinte. La mamma dei finiani è sempre incinta.
Forse non ci saranno, per emulare Irene che pur di rimanere ad allattare fece cadere Romano.
Marco e gli altri sono abituati a fare di testa loro, hanno provato anche a vendersi ma senza riuscirci.

Ssshhh… dormi pure tranquillo Silvio, questi qui non ti faranno mai del male…

nella foto, un bravo ragazzo

Rabbia e tante lacrime ieri mattina ai funerali di Maria Di Cicco, l’infermiera italiana di 32 anni brutalmente uccisa da Alexi Burteanu, il ventenne rumeno che l’ha colpita con un violento pugno al volto per un futile battibecco nella Stazione della metro Anagnina di Roma.

Una folla enorme ha salutato la povera donna, che lascia orfani due bambini di 6 e 3 anni. Urla contro la polizia e contro gli immigrati si sono levate anche nella Chiesa di Santa Maria del Carmelo durante la funzione, mentre alcuni amici del marito di Maria hanno esposto striscioni eloquenti nei quali si leggevano frasi come “Adesso morirete tutti”. Il Sindaco Alemanno, presente per portare il cordoglio di tutta la popolazione di Roma nel salutare la sua concittadina, ha invocato l’aiuto del Governo chiedendo di non essere lasciato solo nella lotta per la sicurezza e contro le violenze degli immigrati. Il ministro dell’interno Maroni ha detto che lo Stato sarà inflessibile nel dare una risposta agli italiani esasperati dalle continue violenze dei rumeni, assicurando che per l’omicida la giustizia sarà “rapida e durissima”.
Resta indagato per lesioni Mario, l’uomo che con il suo intervento ha permesso l’arresto immediato di Burteanu; mentre molte persone si erano immediatamente fermate a prestare soccorso alla povera Maria, in pochi si erano invece accorti che Burteanu, sfruttando la situazione di confusione, si stava dando alla fuga da un’uscita laterale della stazione: Mario è riuscito a fermarlo ma non è stato facile, ed è stato costretto a ricorrere alle maniere forti. Ieri Mario è tornato nel suo quartiere dove è stato accolto da eroe, ma ha detto “Ho fatto solo il mio dovere, ma questo pezzo di merda ora deve morire in galera.” Burteanu ovviamente è ancora in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, che ben presto potrebbe trasformarsi in omicidio volontario aggravato da futili motivi: l’avvocato della famiglia di Maria Di Cicco ha infatti affermato che dal video girato dalle telecamere di sicurezza “emerge chiaramente la volontà del Burteanu di colpire la signora per ucciderla, quindi si dovrebbe iniziare a parlare di omicidio volontario”, per il quale il rumeno rischia fino all’ergastolo.

Il caso però sta tenendo banco da giorni anche nel mondo politico (altro…)

 

A noi ce piace de magnà e beve

 

– Ah Umbè hai esaggerato co sta storia dei porci romani… vabè dai mo assaggia sti bucatini!

– Ah Gianni, ve c’ha roduto er culo eh! Ma stavo a scherzà e daje, ma che me frega guarda come sto bene io a Roma… e magna sta polenta!

– Quanto sei matto Umbè, me fai ammazzà da e risate, pure quanno dici, com’è quella… Roma ladrona… E bevete sto frascati…

– “Roma Ladrona la Lega ‘mbriacona!” Senti che dè sto Lambrusco…

– Solo che i romani me l’hai fatti incazzà, ma pure loro che se pensavano, che annavo a fa a guerra ai padani coll’alloro in testa, ma chi so Giulio Cesare io?! oh però non me stai a assaggià sti carciofetti…

– Ma perchè a me me ce vedi a beve a pozione de Panoramix, che manco me reggo in piedi, me serve pure a Polverini che me imbocca… ma te piaceno sti tortellini?

– Eh ma ‘nfatti ma pure st’artri quattro che te stanno sempre appresso a Umbè, ma chi so?? Ma ‘n ce poi annà in giro da solo te? Te sta a piacè l’abbacchietto senza spine eh!!

– Me stanno sempre appresso a Già, dice che dico stronzate senza de loro! Bono sto prosciuttino eh?

– E ‘nvece co loro appresso nu e dici vero Umbè?? Tiè te ‘mbocco a pajata!

– Nun ricomincia a Già, guarda che chiamo Obelix e te faccio menà! Ma che me lasci er culatello??

– Sei troppo forte Umbè! E famo pace daje… e famose n’artro quartino!

– Nun me fa beve che sennò me viè da dì che sete ladri… pe’ fa du metri er tassinaro m’ha fregato 50 €! E puliscite a bocca che  te sei sporcato de sugo!

– Nun me toccà i tassinari che so amichi mia eh! E poi m’hanno dato pure ‘na mano a vince, sennò se stavamo ancora a fa du cojoni co i Beatles e i film che piaciono a Veltroni! ‘Nvece mo io faccio pure corre a Formula 1 all’Eur! Senti sta porchetta, delicatissima…

– Eh no, t’ho detto de no, e macchine ce l’ho io a Monza, nun ce provà… becchete sto strudel!

– Vabè dai ma sta tranquillo se metteremo d’accordo no… magari davanti a n’artra ciambellina da inzuppà ner vino…

– Bone oh… basta che se magna!