Archivio per la categoria ‘Non sono un uomo frivolo’

(Dialogo preelettorale con conoscenti, davanti a una birra offerta che li ha resi amici…)

totti-spalletti-5

A: Ma scusa tu chi voti?

M: Io? Veramente voterei Marino, se fosse possibile…

R: Marino???

A: Guarda che tu questo lo vedi così, ma in realtà… (alzando il pugno)

R: Sì vabbè ma Marino dai, è un coglione…

M: Però ha fatto cose buone, cose che ricorderemo tra anni, e l’hanno crocifisso per due scontrini…

A: …mentre gli altri se magnavano Roma!

M: Ecco appunto! Aveva cominciato a toccare qualche interesse forte e l’hanno fatto fuori…

A: Sì vabbè, ma che staff di comunicazione c’aveva??

M: Beh sì non era il suo forte…

R: oh guardate questa che passa… mamma mia…

A: Questa può darsi che va da noi

M: Dici che c’ha un colloquio?

R: Comunque oh, da noi ce n’è una…

A: …ho già capito di chi parli!

R: eh… si chiama ****  *********

M: ah cazzo, e ci credo!

R: Voglio fondare un club, il fun club ****  *********!

M: Mi iscrivo subito!

R: Allora ti offro un’altra birra!

A: Vabbè ma insomma chi voti?

M: Chiunque va al ballottaggio contro la Meloni!

A: No ma la Meloni secondo me non ci va al ballottaggio

R: eh ma guarda che i voti li prende, più di Marchini

A: Ho capito ma i romani so ritardati

M: ancora difendono Totti…

A: quanto ha rotto il cazzo Totti, e lo dico da romanista!

M: Ma come, lo difendono tutti a Roma!

A: Perchè so ritardati, non hanno mai vinto niente e se attaccano a Totti!

M: Però pure Spalletti ha esagerato dai

A: No, lo devono manda via, è inutile

Cameriere: aho er capetano nun se tocca eh…

M: Ecco appunto…

Silvio Spaventa ancora

Pubblicato: 15 gennaio 2013 in Non sono un uomo frivolo

Vincete qualche coppa prima di parlare con lui.

La scorsa settimana è morto Luigi Spaventa.
Docente di economia, parlamentare, ministro, presidente della Consob. Annunciando la sua scomparsa tv e giornali hanno ricordato che Spaventa affrontò Berlusconi nel collegio maggioritario alle elezioni del ’94: il Tg1 con Susanna Petruni ha sottolineato con un certo piacere chi uscì, inesorabilmente, sconfitto da quel duello.
C’era un periodo in cui anche in Italia i parlamentari venivano scelti direttamente dai cittadini in piccoli collegi. Si affrontavano due o più coalizioni, uno solo veniva eletto e per 5 anni rappresentava il collegio in Parlamento: ai cittadini doveva rispondere di cosa faceva durante il suo mandato, senza il terrore di sottoporsi poi a primarie o primariette, perchè sul territorio c’era ed era conosciuto. Anche i big non sfuggivano a questo meccanismo e il rampante Berlusconi del ’94 ebbe vita facile contro l’oscuro economista pur affrontandolo in un collegio di Roma.
In pochi hanno ricordato, però, un curioso episodio legato a quella campagna elettorale: mentre Spaventa parlava della crisi del Sistema Economico Europeo, da economista di sinistra che aveva inizialmente espresso dubbi sulla moneta unica, Berlusconi rispose: “Prima di rivolgersi a me Spaventa deve vincere almeno una Coppa dei Campioni”, visto che lui, con il Milan, stava per festeggiare la terza.

L’episodio, riletto oggi, fa solo sorridere e non aggiunge nulla al personaggio, ma in tempi di compassati democristiani e grigi (ex)comunisti fece scalpore: chi era questo imprenditore con un passato misterioso, proprietario di televisioni, assicurazioni, imprese edili, giornali, supermercati, per rivolgersi così al suo avversario, tra l’altro uno stimato ministro del governo dei professori? Eppure la differenza era netta: il piano politico si spostava dai programmi, dalle idee, dalle ideologie, ai talenti e ai meriti personali, al vigore fisico, alle vittorie personali e sportive, chissà per finire magari un giorno alle conquiste femminili, in un crescendo farsesco più che calvinista.
La storia ci racconta come finì la corsa: milioni di italiani credettero al venditore milanese che vinse le elezioni non solo grazie a battute come questa, e vinse o pareggiò anche un paio di quelle dei successivi 15 anni. Quell’episodio inaugurò un’epoca, nella quale Berlusconi non viene mai giudicato per quello che dice, ma per come lo dice, e proprio per questo lo scontro con Santoro viene ricordato come una sua vittoria.
E quell’epoca, purtroppo, non è ancora conclusa.

Mio dddio Fabio Grosso

Speriamo che l’Italia batta la Germania stasera, arrivi in finale, vinca gli Europei.

Ma speriamo anche che non si dimentichi, poi, di come ci siamo arrivati a questi Europei. Con l’ennesimo scandalo di un calcio malandato, con mezza serie A sotto inchiesta, un paio di giocatori indagati, uno rimasto a casa perchè richiamato dai magistrati, un altro costretto a dare spiegazioni su spese grosse in ricevitoria. Con strani autogol di mezzi giocatori, con quasi campioni famosi e ben pagati che entrano ed escono dal carcere, con ex nazionali che si piegano ai voleri e ai soldi di bulgari, zingari, asiatici.

Speriamo che la vittoria non sia l’occasione per un’ennesima amnistia all’italiana, e che stavolta, come solo in parte nel 2006, si vada fino in fondo nel fare pulizia e che alla fine non prevalga, in nome della vittoria, degli eroi e della patria, il solito volemose bene all’italiana.

E poi speriamo che ci si ricordi anche che questi Europei si giocano in un paese sull’orlo del regime dove hanno fatto sparire i cani randagi perchè stava brutto per chi andava in visita al prodotto tipico locale, la gnocca. E che il candidato concorrente dell’Ucraina ad ospitare questi Europei era l’Italia, dove abbiamo stadi vecchi e pericolosi, curve criminali e scandali come se piovesse. E quindi hanno scelto l’Ucraina, almeno lì si limitano a cucire i palloni con i cani, come dicono su facebook.

Speriamo non ci si dimentichi che Buffon è ancora il miglior portiere del mondo, ed è uno dei migliori di tutti i tempi. Ma che come Rocco Siffredi sa fare una sola cosa e dovrebbe limitarsi a fare quella, parare, anzichè fare l’opinionista. E non a a fare il moralista, uno che si è comprato il diploma, senza irritarsi se gli ricordano che in tabaccheria aveva esagerato con le scorte di gratta e vinci, sigarette e gomme alla liquirizia, senza scandalizzarsi se qualcuno ancora osa rinfacciargli il boia chi molla sulla maglietta, senza mandare messaggi paramafiosi alla Spagna che comportandosi onestamente “ci ha fatto un favore”.
Speriamo non si archivi come l’ennesima bravata di un ragazzaccio che non vuole crescere mai l’imbarazzante uscita sui “frògi” di Cassano, che tanto vabè, lo sappiamo, è fatto così, c’ha solo 30 anni che ci vuoi fare.
E speriamo che magari si possa riflettere sul fatto che Balotelli è antipatico, arrogante, presuntuoso, fastidioso, macchinoso in campo e irritante. Ma una banana lanciata dagli spalti non è disapprovazione, disappunto, contestazione del pubblico. E’ razzismo, e basta.

E speriamo anche che questa sera, tra qualche sfottò ai crucchi magnacrauti, non si odi troppo la Germania. Che se anche la Merkel sta sbagliando molto e ha responsabilità, come tanti altri governi europei, nella gestione della crisi, non per questo si deve odiare tutto il popolo che l’ha votata. Anche perchè se così fosse noi dovremmo essere odiati dal resto del mondo. E magari ci si ricordi che i tedeschi, tra spalle arrossate dal primo sole, salsicce troppo condite e calzini improponibili, hanno città vivibili e organizzate e, tanto per dirne una,  investono in rinnovabili molto molto più dell’Italia, terra d’u sole, e incassano dalla gestione dei beni culturali più dell’Italia, un museo a cielo aperto con i monumenti pericolanti.

Sperando alla fine, di non dover rimanere superiori sempre e soltanto in un campo di calcio.

5 anni e domani

Pubblicato: 5 maggio 2012 in Non sono un uomo frivolo

Sono passati cinque anni da quella notte bruttissima che non finiva mai e da quel pomeriggio triste di giugno che consegnarono Todi alla destra per la prima volta.
In politica cinque anni sono un’infinità: nel frattempo tante città della rossa Umbria sono amministrate dalla destra: Deruta, Montefalco, Torgiano, perfino Orvieto.

Cinque anni nei quali la rivoluzione annunciata non c’è stata. Niente di quello che è stato promesso è stato fatto, e non si sa se sia stato meglio o peggio così.
Sono stati cinque anni di lampioni cambiati a caro prezzo, di rotatorie propagandate come grandi opere, di piccole manutenzioni spacciate per innovazioni, di illuminazioni installate l’ultimo giorno di campagna elettorale. Ci sono stati libri ben finanziati su argomenti quantomeno discutibili, una stagione di prosa sottratta inutilmente a chi la gestiva con successo da anni, ci sono stati autovelox posizionati in ogni dove, malgrado le promesse andassero in senso opposto, c’è stato uno spazio comunale assegnato in gestione ad un’associazione parafascista. Nulla è stato fatto per i giovani, nulla per il turismo, si sono spesi tanti soldi per il lapidario mentre è stato affossato il Todinotte e l’attività della biblioteca, e sono spariti quei tanti, piccoli eventi che scandivano la vita culturale della città.
In questi cinque anni Todi ha perso la sua centralità nel comprensorio, ha perso servizi, strutture, finanziamenti. Il passaggio al nuovo ospedale è stato gestito con sciatteria prima e opportunismo poi.

Progetti, nessuno. Piccoli interventi, qualche rarissima intuizione felice, coperta da una realtà di arroganza e superficialità. Mai una visione al futuro della città, per un suo domani, per un fine che non fosse quello del consenso spicciolo e immediato.

Domani si vota, a Todi e in Francia. I socialisti in Francia non vincono dai tempi di Mitterrand e della sua forza tranquilla. Carlo la sua “forza tranquilla” l’ha usata in campagna elettorale per farsi conoscere da chi non l’aveva mai visto, per spiegare con semplicità qual è il suo progetto, senza urlare, senza insultare, senza mai dileggiare l’avversario perchè poco attraente. Ha lavorato ad un’idea, si è circondato di giovani e di facce nuove, con i quali realizzare un vero rinnovamento nei modi e nelle azioni.
Da cinque anni aspetto questo domani.

Forza Carlo!

Tagli

Pubblicato: 26 aprile 2012 in Non sono un uomo frivolo

Con la crisi ci siamo abituati a tagliare molte cose.
Ma c’è ancora qualcosa di cui potremmo fare a meno:

L’Iphone, l’arbre magique, il camogli all’autogrill, la wii, i cani, le scatolette e i croccantini per i cani in un mondo in cui metà della popolazione si muore di fame, l’Ipad, i suv, gli scooteroni, Libero e Il Giornale, il panettone, la pochette, la pizza con i wurstel, le ultime canzoni di Ligabue, i gioiellieri che dichiarano 14.000 €, le cravatte da 100 €, le labbra rifatte dopo i 50 anni, le tette rifatte prima dei 18 anni, i film di Natale, gli attici, i dischi degli Eagles, le ville in Toscana, i libri di Moccia, la noce moscata, la scorza di limone, il latte ad alta digeribilità, le figurine non della Panini, l’acqua ferrarelle, l’acqua panna, Carla Bruni, il vino rosso con il pesce, l’esenzione Ici alla Chiesa, le fotogallery di Repubblica.it buone solo per mostrare un po’ di fica, il Molise, Vissani, Christina Aguilera, Marchionne, i programmi di Barbara D’Urso, Vinicio Capossela, il nome Vinicio, le giacche con le toppe, i maglioni a collo alto, le hogan, le scarpe senza lacci, il sushi, il wok, gli involtini primavera, le scarpe fatte dai cinesi, il Genoa, la Pistoiese, Tuttosport, il nome Marco, Nonciclopedia, i mandarini, l’ananas, la pèsca, la pésca, Claudio Baglioni, le scuole medie, Elton John, la provincia di Barletta-Andria-Trani, la battaglia di Lissa, l’articolo 17 perchè il 18 lo teniamo, openoffice, la venerazione per Steve Jobs, Mastella, i blog di politica internazionale, i blog di moda, il sonno del lunedì, dimenticarsi di Crozza il martedì, il mercoledì, le feste del giovedì, il lavoro di pomeriggio del venerdì, i programmi televisivi del sabato, gli articoli di Scalfari della domenica, le cravatte a pois, la barba fatta, la foglia di insalata nell’hamburger, Roma sporca, Roma caotica, Roma trafficata, Roma disorganizzata, i Babbo Natale che si arrampicano sui muri delle case, i bicchieri da cucina, la cartapesta, Fendi, Gucci, Dolce&Gabbana, Briatore, Hamilton, le missioni di pace, Guardiola, Odoacre Chierico, i vegetariani, il posto riservato ai mutilati di guerra, lo sponsor Unicef sulla maglia del Barcelona, i manifesti abusivi, Cortina, Del Piero, la neve d’estate, il mare d’inverno, le foto dei figli piccoli su facebook, i centri commerciali a più di due piani, i funghi che riscaldano i tavolini all’aperto, il resto in monete da 5 centesimi, i cori a due voci, i morti nei cantieri, il riporto, i maglioni verdi, l’Ungheria, Evaristo Beccalossi, l’espressione Date a Cesare quel che è di Cesare usata impropriamente.

Come darsi un tono

Pubblicato: 5 ottobre 2011 in Non sono un uomo frivolo

Un viaggio in pullman significa 5 ore con 50 persone che parlano, prima o poi quasi tutte, al cellulare. Significa 50 suonerie diverse, 50 “come staiiii??? No non mi disturbi affatto…”
E il problema non è tanto il “ring polite” che non è polite per niente perchè è tenuto al massimo, o il Goran Bregovic alternato a David Guetta e remixato con Le freak c’est chic con un refolo di zufolo peruviano che suona Celine Dion.
Gli hanno detto di darsi un tono, e hanno pensato subito a quello del cellulare.

Il problema è che la gente ci tiene a farci sapere i cazzi suoi, e non riesce a stare qualche ora senza nemmeno una telefonatina breve breve nella quale racconta vita, morte e miracoli della propria vita. In questo pullman un po’ sfigato non vedo Prìncipi del foro della Sulga, nè Anne Magnani con il capello rosso tinto, nè Amartya Sen del Verghereto.
Eppure l’esperto consulente finanziario sa tutto della crisi di questi mesi, sa quando e come passerà e proprio per questo si sente in dovere di dirlo a tutto l’autobus.
Eppure non esiste vibrazione – quella sconosciuta – nell’Iphone della grande attrice “dde Roma” con la dizione perfetta delle “s” e delle “c” che ogni tanto se ne esce con qualche “mortacci tua” perchè è anche attrice popolare, conosce personalmente Giancarlo Giannini e ha rifiutato Checco Zalone perchè “ce annassero a lavorà quelle giovani per quei quattro sordi”.
Eppure il grande avvocato non trova posto migliore per raccontare ad un collega tutta la sua strategia difensiva per il suo prossimo grande caso, adeguatamente diluita in ripetute telefonate.
Mi sento un poveraccio senza nessuno che fa trillare il mio cellulare, quasi quasi chiamo mia mamma e la saluto con un “Buongiorno dottore”, ma temo creda sia ubriaco alle quattro del pomeriggio e rinuncio.
Fortuna che per spezzare la noia il pullman è stato fermo un’ora tra i monti.

La gente non ha un cazzo da dire, ma lo dice ad alta voce.

La Polfer si incazza

Pubblicato: 20 agosto 2011 in Non sono un uomo frivolo

Non sono un Cucchi, un Bianzino, un Aldrovandi. Non ho toccato con mano la violenza della Polizia solo perchè sembravo un tossico.
Non sono nemmeno un Giuliani, non volevo cambiare il mondo con un estintore in mano, non ho incontrato un poliziotto più giovane di me mandato lì non si sa come. Non sono nemmeno un Sandri e nessun fascista laziale scriverà sui muri di mezza Roma “Gabbo vive” senza sapere quasi chi sono.

Sono solo uno che il 16 agosto gli tocca andare a lavorare. Più fortunato di altri, ma sempre a lavorare di 16 agosto, in ritardo di un’ora per colpa di un treno che non arriva, sulla banchina zeppa di gente in una stazione dove non dovevo essere, in attesa.
Mi appoggio un attimo sulle gambe, mentre leggo un libro, sul marciapiede dei binari. Il braccio della legge arriva subito, sotto forma di due poliziotti che da lontano mi fanno cenno di alzarmi. (Ma non passa un treno da un’ora su quel binario!)
Mi guardo intorno, ce l’hanno proprio con me. Mi alzo, faccio notare che non passa un treno da un’ora, e sì, mi girano le scatole, perchè è il 16 agosto e sono ritardo di un’ora e non posso nemmeno appoggiarmi alla banchina, e quindi lo ammetto, posso non essere sembrato la persona più accomodante del mondo. Ma a quanto pare non sono l’unico a cui girano le scatole di lavorare il 16 agosto, e infatti passa qualche minuto e i poliziotti si avvicinano e il più sbruffone (c’è sempre un poliziotto più sbruffone quando viaggiano a coppia, spesso è romano, pelato e con i rayban a goccia!) mi chiede i documenti. L’altro intanto mi fa la paternale, e è pericoloso, e gli incidenti, e ci vuole arrivare a salire sul treno (ma mi sono alzato subito appena mi avete richiamato!).

– Ma si rende conto che esempio sta dando?
– Esempio? Non ho figli, e questa gente intorno a me è cresciutella per seguire i miei esempi.

Rido, mi chiedono che cosa c’è da ridere, rispondo che c’è molto da ridere, intorno stanno ridendo tutti, incazzati come sono per il ritardo del treno e costretti a vedere la scena di due poliziotti che si rendono ridicoli. Se ne vanno e stanno via mezz’ora, con il mio documento, scrivono qualcosa, poi si avvicinano, ma solo un po’.

– Ma dove sta?
– Aho ma che sei rincojonito, non lo vedi che è questo – fa lo sbirro della paternale a quello sbruffone, indicando me.
– Guardi questo è il verbale, se lei lo vuole firmare…


– Firmare cosa, ma che è una multa?
– Sì sono 16,67 €…
– Cioè lei mi fa la multa perchè ho oltrepassato la linea gialla? Allora guardi a quanta gente deve fare la multa, la banchina è piena di gente oltre la linea, è impossibile non superare la linea, faccia la multa anche a loro!
– Beh no lei si era seduto e…
– Che cosa dice l’articolo che avrei violato? (troppo facile, lo sbirro è ignorante in generale, ma nel diritto non sa nemmeno quello che legge)
– Beh ecco è il… (leggendo) 17, comma 1 e 2 che dice che non ci si può sedere…
– Ma davvero, esiste un articolo che dice che non ci si può sedere?? O forse dirà che non si può oltrepassare la linea, o genericamente di osservare le prescrizioni?
– Beh comunque lei stava seduto e… (adesso non lo fa più tanto lo sbruffone) se vuole firmare il verbale, se ha qualcosa da dichiarare…
– Niente da dichiarare e il verbale non lo firmo! (l’esprit de l’escalier mi fa dichiarare “Ma non vi siete vergognati nemmeno un po’ di aver fatto questa bella scena?”, ma evito.)
– E guardi che comunque sarebbe anche interruzione di pubblico servizio…

bum!

Dopo l’ultima sparata, che faccio notare con un’altra grassa risata, posso salire in treno, dopo aver scattato un paio di foto, con in tasca l’inedito della multa per aver oltrepassato la striscia gialla e con il commento del vecchietto accanto a me: “Non c’avevano proprio un cazzo da fa questi…”

Però mi sono divertito, si spendono 20 € per passare un’ora e mezza a teatro, 8 per andare al cinema, anche 50 € per vedere una partita di calcio, anche dovesse andarmi male il ricorso avrò speso 16 € per divertirmi con due poveri sbirri che sembravano due macchiette di un film comico…

Poi mi rendo conto di essere stato solo fortunato, e che sempre violenza è stata. Hanno usato l’unica forma di violenza che avevano a disposizione, gratuitamente. Il blocchetto delle multe. Non ci fosse stata gente e fossi sembrato un tossico e al posto del blocchetto avessero avuto un manganello, non me la sarei cavata con 16 €…