Anziani che sembrano giovani e vengono sfruttati

Pubblicato: 27 agosto 2010 in guardate
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Ho bisogno di un altro valzer!

Cani abbandonati in autostrada, telegiornali che raccomandano di bere acqua e mangiare frutta e verdura, centristi che si vendono per una poltrona.
L’estate che se ne sta andando ha riproposto i soliti vecchi temi. E, purtroppo, quella che è ormai una vera e propria piaga sociale ma che solo in pochi conoscono: la tratta dei vecchi da sagra.

Le serate estive di tutta l’Umbria sono piene di feste e sagre paesane in ogni dove, nelle quali i maestri della fisarmonica si sfidano a colpi di fox-trot e nelle quali simpatici nonnetti instancabili ballano per ore.
Ma dietro il luccichìo scintillante delle paillettes si cela una realtà fatta di vessazioni, ricatti e torture.

Ogni mattina, già dalle 9,30, camion di scafisti albanesi al soldo delle multinazionali reclutano i vecchietti in fila in banca, all’ufficio postale, seduti ai tavolini dei bar o sulle panchine del parco, con la promessa di facili guadagni e di un piatto caldo. In realtà vengono ammassati in enormi container, nei quali vengono contati, numerati, visitati, pesati e costretti ad ascoltare per ore “Ragazza casa e chiesa” e “La mazurka di periferia” a volumi altissimi. Così storditi dalla musica insopportabile i vecchi vengono drogati, vestiti e improfumati.
Alle 19 i Ducato targati Cosenza, giusto per non dare nell’occhio, partono con a bordo i vecchi strafatti di Lexotan e si girano l’Umbria tra Fratticiola, Schiavo, Pozzo, Palombella e ogni altro posto dove sia in corso una qualsiasi Sagra del cicciolo affumicato. Lì i poveri vecchietti vengono scaricati, nutriti di pizza al testo col prosciutto del giorno prima e costretti a ballare dalla prima all’ultima canzone del “Lino e la sua band” di turno, pause comprese.

Una volta ho provato a fermarmi solo per bere un po’ d’acqua – ci racconta Antonio, 83 anni – ho visto due uomini scrivere qualcosa su un taccuino e poi parlare a lungo al telefono. Il giorno dopo mi hanno dato pane secco e purè avariato.” Il lavoro dei vecchi è monitorato da telecamere infilate nelle fisarmoniche dei musicisti, chiaramente complici del sistema, e da alcuni pali, solitamente rumeni, piazzati all’angolo della pista protetta da filo spinato invisibile, che impediscono ai vecchi di uscire. Punizioni e torture sono all’ordine del giorno, dalle classiche cicche spente sul seno delle donne che si rifiutano di ballare I Watussi, alle botte agli uomini che chiedono vino e gazzosa al bar. A chi tenta di scappare tolgono le batterie del pacemaker per giorni interi.
Con il proliferare di sagre e la morìa di vecchi – si stima che ogni anno il 71% non arriva al 15 settembre – chi sopravvive è costretto a orari massacranti, doppi e tripli turni. Capita che a una cert’ora il Ducato si sposti per portare una parte del gruppo ad un’altra festa. “A fine agosto siamo costretti a fare più sagre per serarivela Mariouna volta ho ballato il tacco e punta 8 volte.
Mario ha dovuto lasciare perchè l’Efedrina che prendeva per non smettere di ballare andava in cortocircuito con il suo cuore, ballerino come lui. Porta i segni sul viso di quell’esperienza, ora è libero ma vive braccato.
L’uso di farmaci e sostanze stimolanti è una delle facce del problema: “
Prendiamo di tutto – ci dice Ernesto, nel giro da una vita, pelle liscia e polpacci da ciclista – ma un tempo era anche peggio. Negli anni ’80 era tutto permesso, mi ricordo che prendevamo flebo di torcolo al formaggio e Micoren sciolto nel Bloody Mary. Sniffavamo anche il borotalco, per emanare buon odore tutta la sera. C’era una ragazza nel nostro gruppo, Maria, che a forza di pillole era diventata strana, aveva una folta peluria e livelli di testosterone da adolescente. Non so che fine abbia fatto.
Ma non è tutto così brutto, c’è chi ha fatto fortuna, almeno a sentire Ernesto: “Sì ci sono le botte e le pillole, ma io mi diverto, sono pieno di soldi e di gnocca e a 106 anni a letto sono ancora un treno!

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commenti
  1. Hai raccontato con maestria il dramma di tanti come mio nonno. Bravo.

  2. Sciuscia ha detto:

    Complimenti, grandissimo stile.

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