Germania, soprattutto

Pubblicato: 19 agosto 2010 in Non sono un uomo frivolo
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La differenza tra Est e Ovest a Berlino la vedi per forza. E non c’è niente da fare, Berlino Est è molto più bella. Anzi non è bellezza, è fascino. Che è una differenza enorme, come Marilyn-Brigitte o Carfagna-Gelmini.
Berlino Est è affascinante, non solo per nostalgia (ostelgie). E’ sicuramente che molti punti di interesse turistico si trovano a Est. E’ che ad ovest è stato quasi tutto ricostruito dopo la guerra, e la città è una fila di palazzi e viali, belli, puliti, ordinati, un po’ freddi.
Nell’Est il segno della Storia è dappertutto, nei palazzoni come casermoni costruiti in pochi mesi, oggi un po’ riverniciati e un po’ no. Nelle scritte sui muri, nell’atmosfera a tratti grigia e a tratti coloratissima. In Potsdamer Platz, squarciata dal muro. Nelle statue di Marx e Engels, dove una signora, lauerata in filosofia, ti chiede “Perchè volete vederli? Si studiano anche da voi?”. Dove ai tempi della riunificazione qualcuno aveva scritto “Wir sind unschuldig“, noi siamo innocenti, e a guardarli con quell’espressione un po’ stupita non puoi non dar loro ragione.

A ovest il signore di tutte le Germanie decide di far piovere, proprio nel giorno in cui avevi deciso il giro in bicicletta.
Sì perchè, manco a dirlo, in Germania è facilissimo girare in bicicletta, perchè ci sono spazi ciclabili e attraversamenti ovunque. Anzi i ciclisti sono una casta più potente degli automobilisti, e quando tu, povero italiano che in Italia nemmeno sa cosa sia una pista ciclabile, appoggi la punta del piedino sulle loro mattonelle rosse, suonano e insultano, come se lo stessero proprio aspettando l’italiano che non segue le regole.
La civiltà di un popolo si vede dalla pulizia dei bagni pubblici.
E qui siamo a livelli altissimi: se la cagata, magari stimolata dall’ennesima insalata di patate, dalla carne un po’ troppo condita o dai caffè lunghi, ti sorprende nel Bundestag, o in un museo, o in una qualsiasi caffetteria, non c’è problema, trovi cessi regali ovunque. Solo in pochissimi c’è da pagare un’offerta, modesta e non obbligatoria.
L’umorismo dei tedeschi non è facile, lo devi un po’ capire. Non esordisco bene, dicendo a una ragazza che la Germania non è il posto ideale per lei che è astemia (affermazione suffragata da dati statistici e poco più avanti empiricamente dimostrata). La Germania non è solo Baviera, mi risponde stizzita, digrignando i denti come un pastore tedesco. Non è il caso di fare battute.

La DDR, quella della nostalgia e dell’ideale, la trovi ormai solo nei folkloristici soldati sovietici che per due euro ti timbrano il visto e ti fanno superare il confine. La trovi nelle mostre fotografiche in occasione del ventennale sparse un po’ ovunque. La trovi in un museo molto interessante, che prova a farti vedere come si viveva tra Trabant, bottiglie di liquore, caffè edulcorato, Sandmännchen, pillole anticoncezionali per tutti, voglia di socialismo e di democrazia, ma dice poco sulle prigioni e sui centomila informatori della Stasi.
La DDR, quella drammaticamente vera, la trovi nei racconti di Ale, in sua madre che non poteva andare a sposarsi ad ovest, nei fili di chi stava ad ascoltare trovati nei muri della casa di campagna, nei dossier che i suoi genitori non hanno ancora la forza di consultare. Nei ricordi di lei bambina terrorizzata da quel muro così imponente. Ed è un racconto che immaginavi, nè più nè meno duro, ma che non pensavi e non volevi sentire così vicino, affacciato da un terrazzino di una città apparentemente come tante, Halle, ora ripulita, ma fino a vent’anni fa capitale dell’industria chimica della Germania Est, famosa per la cappa di fumo che la avvolgeva e per il fiume un giorno blu, un giorno rosso, un giorno verde.

Ma non solo questo. In Germania c’è tempo anche per una visita allo zoo, dove, tra tigri rincoglionite e uccellacci brutti puoi ammirare anche qualche piacevole esemplare di mammina, qui tutt’altro che in estinzione, molto interessante almeno fino alla mezza età, momento dopo il quale le tedesche si gonfiano a dismisura.
C’è spazio per la bellissima Lipsia, per la soprendente Weimar, un mito per “noi” costituzionalisti, per una Colonia un po’ cattolicamente remissiva, per Bonn, dove le ragazze sono più carine ma i musei chiudono presto.
C’è spazio per una tranquilla serata in famiglia, dove ci trattano da re e la carne alla griglia è ben condita, e ma sì beviamo, e finisce che non riesci a reggere il passo delle diciottenni in quanto a bicchierini e all’una vai a dormire pensando alla colazione salata che ti aspetta la mattina dopo.


*Avrei voluto parlare anche dei crauti rossi, dei programmi a luci rosse che passa la tv tedesca alle 9 di sera, di Susanne e Thorsten, del vino australiano cattivissimo, del Faust e della birra, del Bauhaus, dell’insalata zuccherata all’aeroporto, di RosaLuxemburgStraße, dei bambini ciccioni e del cibo a ogni angolo delle strade.
Ah ecco l’ho fatto ora.

Non posso non ringraziare chi ha incrociato me in questo viaggio, Ale, la ragazza dell’est, per tre giorni che faticherò a dimenticare, oma e i deliziosi parenti… ma uber alles, Sarah, per le traduzioni dei menù, per avermi sopportato nello shopping e per le lezioni di tedesco.

Ah, e per avermi portato con lei.*

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commenti
  1. Sarah ha detto:

    Sono io che devo ringraziare te… in fondo in fondo resti il mio comunista preferito!!! 🙂

  2. Sciuscia ha detto:

    Sì, ha ragione la Peola. Non siamo mica milanesi, cristo.

    Concordo su tutto, circa Berlin… fai venire voglia di tornarci.

  3. Alilala ha detto:

    Die Stimmen der Autos wie Jägersignale
    Die Täler der Straße bewaldend ziehn.
    Schüsse von Licht. Mit einem Male
    Brennen die Himmel auf Berlin.

    Die Spree, ein Antlitz wie der Tag,
    Das glänzend meerwärts späht nach Rettern,
    Behält der wilden Stadt Geschmack,
    Auf der die Züge krächzend klettern.

    Die blaue Nacht fließt in der Forst.
    Sie fühlt, geblendet, daß du lebst.
    Schnellzüge steigen aus dem Horst!
    Der weiße Abend, den du webst,

    Fühlt, blüht, verblättert in das All.
    Ein Menschenhände-Fängen treibst du
    Um den verklungnen Erdenball
    Wie hartes Licht; und also bleibst du.

    Wer weiß, in welche Welten dein
    Erstarktes Sternenauge schien,
    Stahlmasterblühte Stadt aus Stein,
    Der Erde weiße Blume, Berlin.

    Paul Boldt, 1914

  4. Romina Perni ha detto:

    e qui mi tocca commentare.
    su Berlino la penso esattamente come te. sono le stesse sensazioni che ho provato anche io e che provo ogni volta che ci torno. come adesso, che sto nella capitale, da sola, in una camera di albergo per quattro e a leggere il tuo blog. in un quartiere che è una mezza “cacata”, ma che è vicino a dove Kennedy disse il famoso discorso “ich bin ein Berliner”.
    qui la storia è come il fiato sempre sul collo.
    Berlino è solo Berlino. Nient’altro è come lei.

    P. S. non concordo, in parte, solo sui bagni. si, è vero, sono generalmente puliti, molto più puliti che da noi. rimane in me indelebile il ricordo del bagno della biblioteca centrale di Kiel con 7 rotoli di ricambio di carta igienica (da noi a filosofia a perugia nemmeno in un mese).
    ma i bagni delle discoteche o anche dei pub – anche più alti della media molto bassa che frequento io – sono delle latrine indecenti che non avevo mai visto prima.

    P. P. S. mi tocca scrivere un pezzo pure a me. mi hai stimolato 😉

  5. Scott Parker ha detto:

    sono specializzato n bagni pubblici, posso lasciare “cagate” ovunque quindi ci ho fatto caso, e poi ho il riferimento sempre costante dei bagni italiani… l’unico che ho trovato sporco era in un discopub a Colonia, alle 2 di notte, con fuori due ragazzi ubriachi che si “limonavano duramente” sbattendo contro la mia porta!

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