Scamarcio è frocio e c’ha ‘n fratello frocio

Pubblicato: 8 aprile 2010 in guardate
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Tocca scrive! L’ultimo articolo risale a quando l’Inter passò ai quarti di finale! Nel frattempo è arrivata in semifinale, in maniera meno epica ma comunque esaltante.

Tocca scrive, lo impone l’ultimo post di Sciuscia, visto che sto rischiando di contravvenire ai punti 11, 14 e 19 del suo decalogo, ed è ora di trovare qualcosa.
Aprire i giornali e trovare spunti politici è deprimente.
Potrei parlarvi de Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, delizioso film francese visto ieri sera in una saletta di Trastevere in compagnia di ben 12 persone (in tutto) ma è un film d’autore, da snob fighetti del cazzo che il mercoledì non hanno altro da fare che andare al cinema da soli, e io sono uno di loro, quindi non ve ne parlo perchè non ve lo meritate. Al massimo andate a vederlo, se trovate un cinema dove lo proiettano, tra un vanzina e l’altro.


Piuttosto, posso parlare del penultimo film visto, Mine vaganti di Ozpetek, nel quale finalmente il regista turco si libera (e ci libera!) della pesantezza e di una certa ipocrisia politicamente corretta degli ultimi suoi film, per una commedia semplice ed ingenua, rozza, scorretta e divertente.

Per dirla alla Jhonny Palomba,

Scamarcio è frocio e c’ha ‘n fratello frocio, e insieme fanno a gara a chi riesce a dillo prima ar padre, vince quell’artro che come premio je danno un bel carcio ar culo co tanti saluti a li sordi fatti a fa spaghetti, a le carte de credito e a li belli operai froci come a lui. Er padre non deve esse proprio tanto contento de sape sta cosa e ‘nfatti je pia un coccolone quanno sa de uno, figuramose de due. Allora a faje capì per bene che è frocio pure quell’artro ariva na bella banda de frocioni ma proprio froci froci questi che se vede da lontano, che tra na canzoncina, ‘n balletto e na majettina da frocio je o spiegano loro che coi fii ha fatto due su due che nun c’era riuscito mai nessuno.

Nella storia apparentemente “solita” dei fratelli gay, condita dalle tavolate solite dei suoi film, della difficoltà di rivelarsi, delle convenzioni piccolo borghesi che si sgretolano davanti alla realtà diversa, un Ozpetek nuovo e scorretto scherza con il mondo che per anni ha disegnato, rappresentando  comunque una parte della realtà: che ci siano gay “checche” è una realtà, e la riuscita del film sta nella capacità di scherzare, e di ridere e molto, su argomenti troppo politicamente corretti per essere ridicolizzati.
In quella che non è e non vuole essere una recensione, andrebbe detto che il film non è certo un capolavoro, nè uno dei migliori del regista turco, che gli stereotipi sono calcati, ad esempio quello della sorella, unica eterosessuale, condannata a un matrimonio infelice, e che alla fine il messaggio non c’è e il film resta sospeso.
Ma il coraggio di Ozpetek nel riuscire a farci ridere con  battute sul “principe del foro” (non l’avvocato), la “froceria” e il locale “il buco”, non è da poco, e dopo vari film nei quali ha insegnato ad un paese omofobo come il nostro l’universo omosessuale, poter ridere dei froci è tanto liberatorio!

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commenti
  1. Sciuscia ha detto:

    Direi proprio che la vera omofobia è pensare che non si possa ridere sui froci. Si ghettizzano le persone anche trattandole da specie protette, del resto.

  2. scottparker1983 ha detto:

    Esatto, proprio così! ho apprezzatto che dopo tanti film in cui uscivi dicendo “no ma infatti, visto, sono uguali agli altri, non te ne accorgi non hanno niente di diverso…” forse ora si esce pensando “allora so froci proprio, se pò dì!”

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