Si costerna si indigna si impegna…

Pubblicato: 10 dicembre 2009 in Oggi me la prendo con, todi
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04 settembre 2008

Torna il campionato e tornano i teppisti (si possono ancora chiamare soltanto così?) che, nascondendosi dietro al calcio approfittano per sfogare la loro violenza e per cercare scontri con i poliziotti o con i loro simili.

E come al solito, parte il coro ormai ipocrita di chi ancora “si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità.” Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che basterebbe applicare con maggiore severità le leggi che ci sono, fornendo ai magistrati gli strumenti per farlo, o, se necessario, cambiare le leggi. Ed invece quando si parla di cambiare le leggi in materia di giustizia, lo si fa soltanto per cercare scudi per i potenti dai giudici cattivoni (intercettazioni, immunità), o per colpevolizzare e mettere sotto controllo gli stessi giudici, per giunta in nome di altri giudici che ci hanno lasciato la pelle, proprio perché abbandonati da chi doveva tutelarli.

Il problema violenza negli stadi, o nelle piazze davanti agli stadi, o nelle stazioni prima di arrivare agli stadi, o nei treni che portano alle stazioni prima di arrivare agli stadi, sta tutto qui: nel chiamare tifosi i criminali, nel chiamare tifo la violenza, nel collegare ancora al calcio ciò che succede, ed in nome di questo, e dei miliardi che vi gravitano attorno, tollerare tutto, accettare tutto, perchè lo spettacolo vada avanti. Se con dieci persone in un attimo di follia metto a ferro e fuoco una stazione, brucio macchine, assalto negozi, carico la polizia, come minimo mi arrestano. Se lo faccio di domenica, con una sciarpa di qualche colore al collo, in prossimità di uno stadio, in compagnia di altri cento scalmanati, me la cavo.

Perché serve al sistema calcio, serve ai presidenti sempre ben attenti a coccolarsi i tifosi, di qualsiasi tipo (Lotito nel 2004 eliminò gli abbonamenti gratuiti per gli ultras, gli Irriducibili della Lazio da quel momento gliel’hanno fatta pagare con contestazioni continue e appoggiando persino la scalata camorristica di Chinaglia alla società). Serve alle tv, per mantenere alta l’attenzione intorno al calcio, serve ai sindaci delle città, timorosi di inimicarsi larghe fette di elettorato: si scende in piazza oggi, politici e gente comune insieme, non più per le battaglie civili, per la pace, ma per difendere la squadra della propria città “ingiustamente” retrocessa, magari perché per anni ha speso al di sopra delle proprie possibilità, ha falsificato bilanci, ha rubato scudetti.

Serve ovviamente al governo del calcio, e ai politici nazionali: come dimenticare Matarrese che classificò la morte di Raciti nel 2007 come parte (necessaria) del movimento calcio; o Berlusconi, che riesumando i panni di presidente di una squadra di calcio, giudicò “una lesione della libertà” lo stop ai campionati ed i provvedimenti per la messa a norma degli stadi che seguirono i fatti di Catania. Perché il circo vada avanti.

Si sa che le curve sono politicizzate, si conoscono quelle più violente, si sa che proprio negli stadi le frange più estreme, in particolare di destra, fanno proseliti ed avvicinano i giovani virgulti alla loro “politica”, si conoscono le tifoserie di Roma, Napoli, Inter, Lazio, Verona, tutte iperpoliticizzate: mi sono vergognato nel vedere la sciarpa della mia squadra con disegnata una celtica.

Si sa che negli stadi avviene di tutto. E si sa che proprio il calcio viene usato per violenze e scontri, meglio se contro il poliziotto bastardo, secondo il dogma dell’ACAB (All cops are bastard), l’inquietante scritta che campeggiò fuori da molti stadi italiani dopo la morte di Raciti o di Sandri. Lo stesso slogan cantato da chi secondo qualcuno “non aggredisce i poliziotti”, ma canta “Celerini e poliziotti digos e carabinieri per me non c’è differenza siete tutti delle merde. No non sono certo io che ti devo rispettare. Non mi rompere le palle o te la farò pagare” (Legittima Offesa – ACAB cit.), come chissà, forse è risuonato in una casetta di Todi pochi giorni fa.

Il tifoso violento è accettabile ed accettato, coccolato a volte, punito raramente e con moderazione, perché conviene, mentre al bambino rom, che non si è mai sognato di causare 500.000 euro di danni in una stazione, è meglio prendergli le impronte.

Perché il rom non vota e spaventa l’imprenditore bresciano, mentre il tifoso vota, e spesso è figlio dell’imprenditore bresciano.

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