Archivio per dicembre, 2009

un paio di tuffetti al cuore, un concorso vinto, un lavoro in attesa e uno lasciato, una carriera prestigiosa finita senza essere mai iniziata, una tesi non fatta e una laurea non ancora presa, gli occhiali persi, le occasioni perse e quelle buttate, un libro non restituito, l’agosto a casa da solo, Elche e Alicante, Londra e Manchester, le solite delusioni dal Pd, godo alfano, il compleanno di fabby, gli amici, quelli di sempre e quelli nuovi, il dr why e i top dogs, il summer jamboree, la libertà di stampa, nancy brilli, il todifestival, l’enpals, l’addio a ibra e la sorella lontana, tanti amici in giro per l’europa, quegli occhi particolari, il commissario montalbano, almudena grandes, nick hornby, i’ ppalio, la differenza tra il concetto di dittatura e totalitarismo, le commissioni parlamentari, il 19, mia nonna, il caffè, i progetti per la casa, le feste in terrazzo, le udienze da solo, l’antologia di spoon river e non al denaro, il primomaggio, nanni moretti, l’esordio in promozione, il congresso, gli afterhours, i marlene kuntz, gli offlaga disco pax, la consolazione illuminata, la vittoria al fantacalcio, bologna, l’anpi, la prima volta a san siro, gli ex della sinistra giovanile, l’assistente parlamentare e l’assistente arbitro…

Buon anno!

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http://www.facebook.com/photo.php?pid=553391&op=1&o=global&view=global&subj=1541121596&id=1630537585

“Mia figlia Ludovica ha 7 anni, è rimasta impressionata da quella sparuta minoranza che fischiava durante la funzione, le ho spiegato che non erano d’accordo con le luci che illuminavano la Consolazione

‘ma come papà è tanto bella’ mi ha detto, ed io le ho spiegato che erano comunisti, e lei, ‘io non sarò mai comunista’, bella di Papà buon sangue non mente.*

La maggioranza piedillinfascista che (non) governa Todi continua a glorificarsi per l’ultima genialata dei faretti piazzati sulla Consolazione.

Intanto la Consolazione è gialla e vista dalle cambagne duderti sembra uno shuttle, i fari accecano anche le macchine e dentro entra acqua quando piove. Questione di gusti.

Senza voler parlare dei soldi spesi, dei buchi nel marmo, delle autorizzazioni mancanti.

Però la giostra in Piazza Garibaldi è dando bbbella.


* NDA: virgole e sintassi sono state aggiunte perchè completamente assenti nell’originale.

Il tempio della Consolazione visto da fuori

I supermercati inglesi hanno enormi reparti dedicati a candies, sweeties, dolcetti, cioccolatini e schifezze varie.
Molto più grandi rispetto a quelli dei nostri supermercati, molto più spazio rispetto ai reparti di cibi freschi, pane, saponette, deodoranti etc…
Il reparto dolci e schifezze, da noi, è il reparto che i bambini devono evitare, quello proibito, nei quali la mamma nemmeno passa per evitare i capricci del piccolo.
E invece davanti ai reparti di dolci, caramelle e cioccolatini dei supermercati inglesi non trovi solo bambini, adolescenti brufolosi o vecchie depresse, ma allettanti trentenni, biondine apparentemente attente alla linea, compassati signori di mezza età, intenti a scegliere tra marshmallows, jaffa cakes, cookies, cinnamon donuts.
E non è per niente vero che gli inglesi sono obesi e culoni.

Insomma sarà il freddo, sarà il clima deprimente che spinge anche gli insospettabili al peccato di gola.
Fatto sta, che gli inglesi se la godono.

Ogni elemento di Bologna non sembra lì a caso.

Tutto ricorda, compone, identifica.

L’orologio è sempre fermo alle 10.25. Ogni giorno Bologna ricorda, ogni anno immancabilmente, manifesta il suo sdegno contro chi ancora nasconde le verità.

Sui muri sono ancora ben visibili le R per i rifugi antiaerei in tempo di guerra.

A Bologna gli autobus sono rossi, le fermate sono rosse, le panchine sono rosse, le bacheche sono rosse.

Se qualcuno dovesse dimenticare, c’è un bellissimo negozietto che vende stampe pubblicitarie anni ’30, tempi di belle donne in manifesti per campari, brillantine, saponi, insieme alla propaganda post bellica, quella feroce dei carri armati, della “mamma che vota Dc” e del faccione di Garibaldi.

Se c’è una coscienza civile, una memoria collettiva di quanto è stato, passa di sicuro per Bologna.

Bologna sprizza socialismo da tutti i pori.

Bologna la grassa, la dotta, la rossa. Bologna del sindaco Dozza, Bologna del socialismo umano e produttivo, il libero comune riformista già quarant’anni fa. Se un altro mondo c’è stato, se in un momento il sogno è stato possibile, è stato a Bologna.

Oggi a Bologna la Lega è al 6% e prende voti in molte zone residenziali, sui colli, ci sono quartieri-casermoni per gli immigrati ai margini della città e i cittadini, abituati più che bene, si lamentano di quello che chiamano “degrado”.

Ma Bologna resta la città degli asili nido, dei servizi pubblici per tutti, dei parchi, di un’Università libera, efficiente, egualitaria, una città con una qualità della vita da paesino e con servizi da metropoli, che mescola passato, presente e futuro in una piazza bellissima, sempre piena, sempre aperta.

Idillio? Forse sì. Anche a Bologna le ragazze portano la kefiah per moda, McDonalds è a due passi da Via Stalingrado, in centro ci sono strisce blu a 2 € all’ora e il Caffè è Segafredo in quasi tutti i bar.

O forse no, forse anche questi sono soltanto i segni della peggiore modernità che ha violato Bologna senza trasfigurarla del tutto, un piccolo pedaggio per mantenere la propria purezza.

21 ottobre 2009

Qualche giorno fa Le Monde ha pubblicato un reportage sull’Italia intitolato “Viaggio a Berlusconia”,  in cui, tra l’altro, si diceva che “il patron politico della penisola, per volontà politica degli elettori […] si è imposto come un’antologia vivente di gaffe enormi, di gentilezze dubbie, di comportamenti personali inammissibili. La sua inverosimile impunità giudiziaria sfida le leggi della logica“.
Ma si sa, i francesi mangiano le rane, portano le baguettes sotto le ascelle e hanno spesso tendenze sessuali ambigue.

Mi è tornato in mente che lo stesso termine Berlusconia l’avevo utilizzato io da queste parti, prevedendo alla vigilia delle elezioni – previsione molto facile – come saremmo andati a finire. Era la campagna elettorale del 2008, tempi in cui si mettevano cuscini sulle sedie e si diceva beatamente che Mangano è un eroe.
Cose che ci siamo dimenticati in fretta, noi italiani dalla memoria cortissima.

E’ stata un’occasione, però, per rileggermi a distanza di mesi, e per fortuna mi sono ritrovato d’accordo spesso con quello che avevo scritto, sia quando parlavo di Morgan (anche dopo averlo visto in concerto, avevo ragione!), di Mastella (chi si ricorda Mastella, era ministro con il centrosinistra ora è eurodeputato Pdl, fu indagato con la moglie – e a quanto pare non è finita – e fece cadere il governo), e di come andava l’Inter in Champions League (e qui non è cambiato tanto).

Ultimamente ho scritto davvero poco, penso che rivitalizzerò questo blog spostandolo da qualche parte, visto che Windows Live fa cagare!
E ringrazio l’ex di CasaPiddu che ora è diventato Peolina Borghese: leggendo e commentando le sue imprese mi è tornata l’ispirazione. Lo consiglio!

Convenscion

Pubblicato: 10 dicembre 2009 in guardate, PD sta anche per...
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13 ottobre 2009

Da D’Antoni ai Ramones. Passando per Che Guevara, la Melandri e gli U2.

Non è una canzone di Jovanotti ma la convenzione Nazionale del PD che si è tenuta domenica a Roma, per ratificare il risultato dei congressi locali ed aprire la strada alle primarie del 25 ottobre.

Io mi aspettavo il congresso, come quello di una volta, nel quale si discuteva a lungo, che durava tre giorni in un bell’albergo del centro di Roma, con gli interventi di tutti i big, con le deleghe in aria per votare e con i militanti di tutt’Italia incazzati, commossi, adoranti.

No, ora c’è la convention, all’americana – residui di veltronismo – che dice soltanto sì in una mattinata. O convenscion, come dicono i napoletani, che qui sono tanti, più di tutti i voti del Pd in Campania.

Si comincia con D’Antoni che parcheggia davanti a noi una sfigatissima Polo verde (la macchina) con il cartello Euro4 scritto a mano e l’autista che sfiora subito l’incidente all’ingresso. D’Antoni, tanto per ricordare con chi ci si trova a condividere il Partito, fu segretario della CISL negli anni ’90, fondò un partitino con Zecchino e Andreotti dando una mano a Berlusconi a vincere nel 2001, passò poi all’Udc con Follini prima di approdare alla Margherita nel 2004. Tanto per dire.

I giornalisti accalcati davanti all’ingresso dell’hotel aeroportuale di Fiumicino scelto per l’assemblea – e che scelta, è un casermone! – sono molti, ma microfoni e telecamere li dedicano tutti ai giovani per Marino. Clichè.

Anche la giornalista di Repubblica, che in più è bona.

Giornali in giro, Il fatto (il mio) che titola “Cercasi Leader”, Europa, ma non conta perché la distribuiscono gratis, Repubblica, tanta, l’Unità, in mano a qualche vecchio militante emiliano.

Scaltri notabili democristiani, giovani estremisti ma un po’ emozionati, militanti di tutte le età e regioni, un quarantenne in giacca e cravatta ma con la barba lunga che fa tanto sinistra. Clichè.

Il caffè costa due euro ma la fila è lunga ed i cameramen quando passa il vip di turno travolgono tutto, sedie, tavoli, delegati in attesa del preziosissimo badge per entrare. Passa la Melandri, la più bella, la Turco, la più intelligente, la Concia, la meno donna, Realacci che sembra la Bindi e la Bindi, più bella che intelligente, come dice il capo.

La musica in sala è lounge, la luce è soft, l’atmosfera è trendy e le donne chic: pieno veltronismo.

La delegata dietro a me è più tirata di un freno in discesa, c’ha cinquant’anni ma ne dimostra venticinque. Aggiungere che fa di tutto per far vedere che non capisce un cazzo mi pare superfluo.

Barenghi si aggira per la sala anche quando sono già tutti seduti e dopo l’inno, l’applauso, la standing ovation e qualche altra celebrazione che all’italianijepiacetanto si spazientisce in maniera palese quando la Finocchiaro fa alzare la sala per il minuto di silenzio per le vittime di Messina. Dagli torto.

Bersani parla di asili nido, cooperative, piccole imprese, subordinati, scalda poco ma riceve applausi nei passaggi più difficili e tecnici, segno che la platea è attenta e sveglia. Poi, ovviamente, le tv faranno vedere soltanto il momento in cui parla delle alleanze. Clichè.

Franceschini senza giacca sembra Riotta, viene accolto con cori “Dario Dario”, i suoi militanti sono in minoranza ma fanno più casino di tutti, applaudendo e battendo i piedi di continuo: poi Dario, va detto, parla bene, ci sa fare, attacca Berlusconi ed è normale che si prenda più applausi di tutti. Ma politica, passione, strategia nei “Bravo” da stadio non ce ne sono. Applaudo anch’io fino a un certo punto, poi caffè e cornetto me li merito.

Rientro che l’atmosfera da curva non è ancora svanita, quando sale sul palco Marino, il più ingessato dei tre, visto che non basta togliere giacca e cravatta e presentarsi in pullover per risultare informali.

Cita Che Guevara, nel brusio sbigottito e divertito della sala, Kennedy, il cardinale Martini, Giddens, Gianni Minà, Luther Blisset, Diabolik, Simona Ventura e Topo Gigio. Però non è male.

Votiamo un paio di cose a caso, poi la Finocchiaro annuncia che nella sala accanto viene servito il pranzo; indugio un attimo, esco dopo dieci minuti e non mi fanno entrare perchè la sala è già piena, “non ci aspettavamo tutta questa gente”.

Si chiude con Beautiful Day (veltronismo finale) e con, a sorpresa, What a wonderful world di Joey Ramone: il partito ha un’anima, ed è molto rock, posso tornare a casa contento.

Convenscion

Da D’Antoni ai Ramones. Passando per Che Guevara, la Melandri e gli U2.

Non è una canzone di Jovanotti ma la convenzione Nazionale del PD che si è tenuta domenica a Roma, per ratificare il risultato dei congressi locali ed aprire la strada alle primarie del 25 ottobre.

Io mi aspettavo il congresso, come quello di una volta, nel quale si discuteva a lungo, che durava tre giorni in un bell’albergo del centro di Roma, con gli interventi di tutti i big, con le deleghe in aria per votare e con i militanti di tutt’Italia incazzati, commossi, adoranti.

No, ora c’è la convention, all’americana – residui di veltronismo – che dice soltanto sì in una mattinata. O convenscion, come dicono i napoletani, che qui sono tanti, più di tutti i voti del Pd in Campania.

Si comincia con D’Antoni che parcheggia davanti a noi una sfigatissima Polo verde (la macchina) con il cartello Euro4 scritto a mano e l’autista che sfiora subito l’incidente all’ingresso. D’Antoni, tanto per ricordare con chi ci si trova a condividere il Partito, fu segretario della CISL negli anni ’90, fondò un partitino con Zecchino e Andreotti dando una mano a Berlusconi a vincere nel 2001, passò poi all’Udc con Follini prima di approdare alla Margherita nel 2004. Tanto per dire.

I giornalisti accalcati davanti all’ingresso dell’hotel aeroportuale di Fiumicino scelto per l’assemblea – e che scelta, è un casermone! – sono molti, ma microfoni e telecamere li dedicano tutti ai giovani per Marino. Clichè.

Anche la giornalista di Repubblica, che in più è bona.

Giornali in giro, Il fatto (il mio) che titola “Cercasi Leader”, Europa, ma non conta perché la distribuiscono gratis, Repubblica, tanta, l’Unità, in mano a qualche vecchio militante emiliano.

Scaltri notabili democristiani, giovani estremisti ma un po’ emozionati, militanti di tutte le età e regioni, un quarantenne in giacca e cravatta ma con la barba lunga che fa tanto sinistra. Clichè.

Il caffè costa due euro ma la fila è lunga ed i cameramen quando passa il vip di turno travolgono tutto, sedie, tavoli, delegati in attesa del preziosissimo badge per entrare. Passa la Melandri, la più bella, la Turco, la più intelligente, la Concia, la meno donna, Realacci che sembra la Bindi e la Bindi, più bella che intelligente, come dice il capo.

La musica in sala è lounge, la luce è soft, l’atmosfera è trendy e le donne chic: pieno veltronismo.

La delegata dietro a me è più tirata di un freno in discesa, c’ha cinquant’anni ma ne dimostra venticinque. Aggiungere che fa di tutto per far vedere che non capisce un cazzo mi pare superfluo.

Barenghi si aggira per la sala anche quando sono già tutti seduti e dopo l’inno, l’applauso, la standing ovation e qualche altra celebrazione che all’italianijepiacetanto si spazientisce in maniera palese quando la Finocchiaro fa alzare la sala per il minuto di silenzio per le vittime di Messina. Dagli torto.

Bersani parla di asili nido, cooperative, piccole imprese, subordinati, scalda poco ma riceve applausi nei passaggi più difficili e tecnici, segno che la platea è attenta e sveglia. Poi, ovviamente, le tv faranno vedere soltanto il momento in cui parla delle alleanze. Clichè.

Franceschini senza giacca sembra Riotta, viene accolto con cori “Dario Dario”, i suoi militanti sono in minoranza ma fanno più casino di tutti, applaudendo e battendo i piedi di continuo: poi Dario, va detto, parla bene, ci sa fare, attacca Berlusconi ed è normale che si prenda più applausi di tutti. Ma politica, passione, strategia nei “Bravo” da stadio non ce ne sono. Applaudo anch’io fino a un certo punto, poi caffè e cornetto me li merito.

Rientro che l’atmosfera da curva non è ancora svanita, quando sale sul palco Marino, il più ingessato dei tre, visto che non basta togliere giacca e cravatta e presentarsi in pullover per risultare informali.

Cita Che Guevara, nel brusio sbigottito e divertito della sala, Kennedy, il cardinale Martini, Giddens, Gianni Minà, Luther Blisset, Diabolik, Simona Ventura e Topo Gigio. Però non è male.

Votiamo un paio di cose a caso, poi la Finocchiaro annuncia che nella sala accanto viene servito il pranzo; indugio un attimo, esco dopo dieci minuti e non mi fanno entrare perchè la sala è già piena, “non ci aspettavamo tutta questa gente”.

Si chiude con Beautiful Day (veltronismo finale) e con, a sorpresa, What a wonderful world di Joey Ramone: il partito ha un’anima, ed è molto rock, posso tornare a casa contento.

02 luglio 2009

“Il Giudice ha l’obbligo di astenersi se egli stesso o la moglie è parente o convivente o commensale abituale di una delle parti” (art. 51 Codice di Procedura Civile)

”Caro Silvio, siamo oggetto di barbarie. A parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sara’ certo l’ultima…”

(Luigi Mazzella, giudice della Corte Costituzionale)
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/lodo-alfano-cena-giudici/parla-vito/parla-vito.html

Per inciso, il Lodo Alfano sospende tutti i processi penali di Berlusconi.

La Corte Costituzionale a ottobre dovrà decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano, senza il quale, a questo punto, Berlusconi sarebbe probabilmente già stato condannato.

Qualche giurisprudente mi dà una motivazione per cui credere ancora in questa materia, o è meglio sperare di andare a cena con il giudice, nel caso dovessi finire implicato in un processo?